COSE DELL’ALTRO MONDO

di Francesco Patierno, Italia 2011, durata 90 minuti, in DVD

A CHI? agli studenti e alle studentesse dai 14 anni in su e ai docenti

PERCHE? per raffigurare l’immagine dell’Italia ambigua, che discrimina gli extracomunitari ma poi
se ne serve per fare andare avanti la sua economia. Per osservare la sofferenza e la tenacia dei
lavoratori in Italia che vengono sfruttati e maltrattati. Senza di loro l’Italia crollerebbe …

IL FILM In una tra le più rigogliose regioni d’Italia – il Veneto – scatta il panico quando svaniscono
le nervature sociali dell’ economia. Gli immigrati, sono loro a mancare all’improvviso, loro che
fanno funzionare significativamente il meccanismo della società italiana, escono di scena. E, puff, il
sistema vacilla, chiede aiuto, non sa come fare, si inceppa, sta per rompersi. Ma allora chi sono gli
italiani? Quelli che in Italia ci nascono o quelli che l’Italia la fanno vivere? Questo film è una favola
nera perché inizia male e finisce peggio. Propone una carrellata panoramica sulle severe
contraddizioni che vengono fuori dalla convivenza tra questo mondo e l’altro mondo. Sullo sfondo
di una plumbea cittadina veneta si muovono in disordine cittadini italiani sgangherati, quasi vuoti,
alleggeriti di ogni spessore morale, fino a perdersi alla superficie dei loro stessi pregiudizi. Discorsi
distribuiti a pioggia che parlano di discriminazione, di noi e loro, di questi e di quelli, di padroni e
servi. Un racconto corale che ferma il suo passo su alcuni personaggi disturbanti: c’è l’industriale
che lancia l’anatema sui “fondamentalisti islamici”, sui “fancazzisti albanesi”, sugli “zingari” però fa
sesso con una prostituta nera; c’è l’agente di polizia che non è mai in servizio, mostra la pistola a
chiunque intoppi il procedere banale del suo piccolo quotidiano e si ritrova al fianco della tanto
desiderata ex fidanzata che è incinta di un africano (“quel coso nero che hai nella pancia”); c’è la
giovane maestra, unica figura solida, che si ritrova appunto ad essere sia la figlia dell’industriale
razzista sia la fidanzata dell’agente cinico. Un ritratto sociale e culturale graffiante, a tratti
raggelante. Il contesto e i suoi abitanti sono ripresi a spot, in forma spezzata, con numerosi stacchi
e montaggi alternati per riprodurre la disomogeneità distorta, irritante di una certa Italia che
allontana, respinge, espelle il diverso. Ma poi ne ha bisogno. Dalla foto di gruppo, però, si
distinguono alcuni spiragli. Sono soprattutto i bambini e le bambine che, alla scomparsa
inspiegabile dei compagni di classe immigrati, sono tristi. Si danno da fare per cercarli. Lasciano in
dono per loro lettere e disegni alla sorgente di un ruscello nel bosco. Sperando che ritornino. Ma
gli immigrati non tornano. L’industriale vorrebbe andare a prenderne altri, attraversando il
deserto. Ma loro non tornano. E la favola finisce così. Piuttosto male.

Da vedere per imparare a comprendere l’altro e sciogliere gli stereotipi.

(pubblicato in Pedagogika.it, anno XV, n. 4, pp. 113-114)

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Cristiana La Capria

Insegna appassionatamente lettere in una scuola secondaria di secondo grado. Si interessa di pedagogia delle differenze e studia il potenziale educativo di cinema e narrativa. Si occupa di formazione degli insegnanti. Scrive saggi e ultimamente testi di narrativa.

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